Del tempo e delle persone

Inaugurazione 13 settembre 2025 – Museo dell’Arte della lana – STIA (AR)

Da settembre a dicembre 2025

Testo critico Erika Romano

L’idea 

Recuperare il fascino del passato reinterpretandolo attraverso una visione e un immaginario contemporaneo. Dal 2019 l’artista porta avanti un progetto personale di ricerca artistica attraverso il recupero e la reinterpretazione di arazzi della seconda metà del novecento ma senza snaturarne completamente l’iconografia e l’immaginario originari. 

Storia e origini 

Gli arazzi nascono in età medievale come elementi d’arredo ma hanno da subito una duplice valenza. Queste enormi tele poste sulle grandi mura di castelli e palazzi erano molto utili per isolare le mura dei castelli nei freddi mesi invernali e mantenere ad una temperatura accettabile le grandi sale, altrimenti,  troppo difficili da riscaldare. Un’arte utile quindi che emoziona ma “protegge”. Il grande successo degli arazzi nei secoli è probabilmente legato alla loro trasportabilità. Re e nobili potevano arrotolarli e portarli con loro negli spostamenti tra una residenza e l’altra, e a differenza degli affreschi erano salvabili in caso di incendio o saccheggio. I «ready-made» nascono ancor prima del movimento dadaista, dato che il primo «ready-made» di Duchamp, la ruota di bicicletta, è del 1913. Di fatto, egli aveva creato il suo primo ready-made «rettificato». Con tale termine egli distingueva quei ready-made sui quali interveniva con qualche intervento minimo, da quelli sui quali non produceva alcun intervento. Essi diventano, nell’ambito dell’estetica dadaista, uno dei meccanismi di maggior dissacrazione dei concetti tradizionali di arte. 

Ready-made rettificati – Arazzi contemporanei 

Gli arazzi della seconda metà del novecento hanno decorato, e in alcuni casi continuano a farlo, le case delle nonne, appesi in bella mostra sopra ad una testiera del letto in ferro battuto o ad un cassettone in noce scuro lucidato. L’iconografia utilizzata in questi arazzi rappresenta solitamente immagini bucoliche, scene romantiche e pastorali, figure rinascimentali inserite in scenari naturali. Quella “immobilità estetica”, quelle immagini ingiallite, quei soggetti fuori dal tempo sono gli elementi che hanno affasciato l’artista; il suo intervento, a volte più contenuto altre più evidente e dominante, consiste in una reinterpretazione degli arazzi attraverso un’originale e personale visione del presente e del mondo. Alcune tematiche trattate sono l’amore, l’ambiente, la tecnologia, la musica. 

La tecnica 

Gli arazzi utilizzati sono dei tessuti gobelin realizzati con un telaio jacquard, con diversi subbi di ordito e diverse navette per la trama. Il gobelin è un tessuto che cerca di imitare gli arazzi Gobelins. Dal francese (pronuncia goblin) prende il nome dalla Manifattura dei Gobelins che dal XVII secolo produsse, a Parigi, splendidi arazzi. Il progetto prevede il la ricerca, il recupero, il lavaggio, la modifica di questi arazzi della seconda metà del 900, e successivamente un intervento diretto con materiali diversi, pennarelli, acrilici. L’intervento dell’artista “si appoggia” alle figure presenti nell’arazzo e all’intreccio tecnico e figurativo di trama a ordito, rimarcando le campiture di colore del tessuto con tratti decisi e netti.